
A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Christian Belz.

Il giovane ginevrino è la nuova promessa dell’atletica svizzera. Ha già infranto diversi record svizzeri e si presenta come possibile erede di Markus Ryffel o Christian Belz.
I tuoi successi sono incredibili. Nel 2014 hai anche ottenuto il migliore risultato europeo juniores sui 5000 metri. Quali sono, secondo te, i tre punti essenziali che spiegano il tuo successo?
La mia motivazione. Ogni giorno ho voglia di allenarmi ancora più duramente per realizzare i miei sogni. Anche se a volte ci sono dei momenti difficili, riesco sempre a superarli e a conservare la volontà che mi sprona ad andare avanti.
La mia passione per l’atletica. Ho sempre adorato praticare e guardare l’atletica. Mi piace anche documentarmi sugli allenamenti, i vecchi corridori e tutto ciò che ruota intorno alle gare. Sono convinto che la mia passione per la corsa mi aiuti molto nella ricerca del successo.
Il mio entourage. Ho avuto la fortuna di incontrare due grandi allenatori (Marco Jaeger e Pierre Dällenbach) all’età di 15 anni. È in gran parte grazie a loro che ho ottenuto questi risultati. Ma anche tutto lo staff che mi sta intorno, il massaggiatore, il sofrologo, il medico e così via. E naturalmente anche il sostegno della mia famiglia è molto importante!
Gran parte della tua preparazione si svolge in Kenya, nel paese dei corridori. Quali sono secondo te le tre più grandi differenze tra i corridori kenioti e quelli europei?
La corsa per loro è un mestiere. In Kenya nessuno corre per il piacere di farlo, la corsa rappresenta l’opportunità di guadagnare soldi e sfuggire così alla miseria. I corridori si concentrano solo sull’allenamento, senza altre distrazioni, e non svolgono nessun’altra professione. In Svizzera siamo pochissimi ad aver scelto questa vita.
I gruppi di allenamento. A Iten mi alleno a volte con gruppi di 100-150 corridori. Questo ci sprona a vicenda e ci dà energia. Grazie al gruppo si crea una dinamica tutta particolare. In Europa la maggior parte degli atleti si allena da solo.
L’ambiente. I percorsi di allenamento molto collinosi fortificano i muscoli e sono anche ottimi perché permettono di cambiare il ritmo. Inoltre vi è l’altitudine, che è molto benefica per i fondisti!
Tu corri sia in pista che su strada e nel cross country. Puoi illustrarci il tuo programma settimanale durante le diverse fasi dell’anno: quanti chilometri corri, che tipo di allenamento alternativo svolgi, quanto tempo fai allenamento con i pesi e quanto ne dedichi al recupero?
In questo periodo dell’anno corro tra i 160 km e i 180 km alla settimana (ho aumentato i chilometri rispetto all’anno scorso). Durante la stagione della pista riduco un po’ il volume, ma svolgo più allenamenti qualitativi. Di solito svolgo due sessioni pesanti a settimana, del tipo serie su pista, fartlek, sprint o long run progressiva. Durante il resto della settimana faccio corse di resistenza più o meno rapide per sviluppare la base aerobica. In programma c’è anche un grande lavoro di velocità, sia sul piano tecnico che in palestra (2 volte alla settimana). Il recupero è fondamentale nel nostro sport. Tra un allenamento e l’altro cerco di curare l’alimentazione, fare ogni tanto una siesta e approfittare dei massaggi. Quando sono in salute non pratico allenamento alternativo, ma quando ho subito invece un infortunio vado in mountain bike, faccio aquajogging e apnea per mantenermi in forma e tornare attivo il più rapidamente possibile!
Che consigli daresti agli atleti che vorrebbero lanciarsi quest’anno in una gara su strada? Dacci 3 consigli per la preparazione e 3 suggerimenti per la corsa.
Per la preparazione consiglio:
Per la gara consiglio:

A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Christian Belz.

A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Markus Ryffel.