
A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi con Robbie Simpson, vincitore della Jungfrau-Marathon 2018.

Tre anni fa Simone Troxler, originaria della Svizzera francese, cercava un’attività fisica che la aiutasse a bilanciare la fatica degli studi di medicina e la trovò nella corsa. Da allora ha vinto una gara dopo l’altra, tra cui la Jungfrau Marathon.
Come hai vissuto la “tua” giornata alla maratona più bella del mondo? Puoi dirci più o meno la tua impressione della gara e le tue emozioni?
È stata una gara in cui tutte le emozioni si sono mescolate insieme. Il percorso è magnifico e l’atmosfera è molto speciale e motivante. Gli abitanti dei paesini confinanti accorrono per fare il tifo con le campane e i corni alpini, poi ci sono i bambini che battono le mani e gli allegri gruppi musicali. È una cosa che incoraggia, stimola e riempie di gioia. Malgrado le previsioni meteo che preannunciavano condizioni difficili e un percorso molto esigente, ero felice di essere sulla linea di partenza. Purtroppo le cose si sono complicate già a partire dal 21° chilometro, quando ho iniziato a sentire dolore ai polpacci. Essendo però in testa, ho pensato che non potevo arrendermi e che c’era un solo modo per arrivare al traguardo, ed era continuare a salire. Allora ho resistito. Quando finalmente sono giunta alla meta, mi sono sentita dentro un misto di sentimenti: ero stanca, avevo attinto la forza non so da dove, ma ero felicissima della vittoria e orgogliosa di essere riuscita a salire così in alto mobilitando tutta la mia forza mentale per superare la debolezza del corpo.
Il tuo punto di forza sono le corse lunghe. Hai però ottenuto un ottimo risultato anche ai campionati europei di corsa in montagna, conquistando un ottavo posto. Come si svolge il tuo programma di allenamento?
Non ho una settimana tipica perché i miei orari, sia dell’allenamento che all’università, cambiano di settimana in settimana. Spesso faccio però un allenamento intervallato due volte alla settimana con un gruppo fantastico (una sessione con ripetute lunghe, l’altra con ripetute brevi). Poi faccio un’uscita lunga. Tra un allenamento e l’altro faccio un po’ di jogging. In estate faccio più allenamenti in salita.
La cosa fondamentale, secondo me, è che bisogna innanzitutto divertirsi. La corsa può sembrare monotona come attività sportiva, ma per me non lo è affatto. Permette di rilassarsi con il jogging, di sfogarsi con le ripetute, di avere un momento per se stessi o, al contrario, di stare con gli amici. Permette inoltre di superare se stessi, di sentire il proprio corpo, di progredire e conoscere meglio se stessi.
Quali sono, secondo te, i tre segreti del tuo successo sportivo?
In teoria direi: passione, perseveranza e uno stile di vita sano, che include l’ascolto del proprio corpo e della propria salute. Purtroppo a volte l’ultima parte è piuttosto difficile da gestire...
Più successo si ha, più la pressione e le aspettative aumentano. Come gestisci questa situazione? Quali consigli puoi dare agli atleti dilettanti che soffrono di ansia prima delle competizioni?
È una situazione molto difficile e devo dire che ho ancora molto da imparare in questo senso. Mi dispiace molto quando la gente mi dice: “Andrà sicuramente bene” o “Che tempi vuoi raggiungere?” Queste cose mi mettono sotto pressione perché mi sembra che la gente si aspetti che io corra veloce o che sia normale fare bene, ma queste osservazioni un po’ mi feriscono, perché mi sembra di essere paragonata a una macchina in cui basta premere il pulsante e parte. Penso che la gara sia molto più di un semplice cronometraggio e di numeri: riflette il modo in cui ci sentiamo al momento, con tutti i fattori della vita privata e professionale che influenzano le nostre condizioni. Allora spesso mi dico: “Ma cosa dà loro il diritto di dirmi che correrò comunque veloce o che sto puntando a qualcosa quando non sanno niente della mia vita oltre allo sport?” Quindi cerco di ignorare queste idee dicendomi che corro per me stessa perché mi piace e che ho semplicemente voglia di partecipare a questa gara. È anche importante ricordare che la vita non cambia il giorno dopo la gara: che vinca o no, andrò comunque all’università, vedrò i miei amici e la mia famiglia e questo è più importante del successo sportivo.
Hai qualche segreto che ci puoi rivelare? Potresti rivelarci un allenamento chiave o un consiglio di nutrizione o tecnico?
Non proprio, perché trovo che per arrivare dove vogliamo occorra un equilibrio di una moltitudine di fattori. I quattro principali sono, a mio parere, un allenamento particolare adeguato a ogni persona e all’obiettivo, l’alimentazione giusta per avere l’energia necessaria ma anche per favorire il recupero, la biologia che include salute e genetica, e l’aspetto mentale che ci permette di affrontare la pressione delle aspettative, ma anche di superare noi stessi e mobilitare l’energia durante le gare.

A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi con Robbie Simpson, vincitore della Jungfrau-Marathon 2018.